La storia di un virus che può riguardare molte persone

PLAGUE

L’intrepida avventura di una scienziata, alla ricerca della verità sui retrovirus umani e il loro collegamento con la sindrome da fatica cronica (ME/CFS), l’autismo e altre malattie

Riflessioni e chiarimenti a cura di Aura Premoli

Il libro  Plague, (Kent Heckenlively, Judy Mikovits) racconta una storia emblematica, sfortunatamente frequente ai nostri giorni, ovvero la manipolazione degli studi scientifici, a vari livelli, per pilotare una ricerca verso un risultato desiderato, al fine di favorire gli interessi economici di grossi gruppi commerciali.

Inoltre racconta ampiamente il ruolo dei mezzi di informazione, anche quelli così detti scientifici,  per sostenere tesi senza fondamento e gettare discredito su personaggi troppo integri e troppo appassionati alle sorti del genere umano, che non si piegano alle esigenze di mercato.

Un altro tema che emerge è la misoginia: gli autori  evidenziano come ancora al giorno d’oggi esiste una netta discriminazione, a tutti i livelli, nei confronti delle donne.

E’ la storia della scoperta di un virus  che risulta coinvolto, insieme ad altri fattori predisponenti, nella genesi di tumori, EM/CFS (Encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica), autismo e altre patologie croniche , su base infiammatoria, collegate in particolar modo al funzionamento del sistema immunitario e del SNC (sistema nervoso centrale).

La storia si dispiega di pari passo con gli eventi paradossali che coinvolgono la dottoressa Judy Mikovitz, una dei responsabili dell’identificazione del ruolo di questo particolare virus patogeno e per questo motivo, ostacolata, licenziata e imprigionata.

Di seguito farò solo un’esposizione delle implicazioni che queste ricerche potrebbero aver avuto, e potrebbero avere in futuro,  in relazione alla salute di intere fasce di popolazione.

Che cosa è un virus?

Un virus è una particella molto elementare, costituita semplicemente da una sequenza di acidi nucleici (costituenti base dei nostri geni) rivestiti da proteine.

Poiché i virus non hanno gli strumenti necessari per la loro espressione, devono utilizzare i processi biochimici di una cellula ospite per compiere il loro ciclo vitale. Questo processo abitualmente distrugge la cellula, causando una malattia.

Retrovirus: caratteristiche e storia.

Un virus può essere costituito da DNA o RNA, che utilizzano direttamente il sistema espressivo della cellula; esistono però anche dei virus particolari, chiamati retrovirus (RV), che utilizzano l’enzima  trascrittasi inversa, per produrre la corrispondente porzione di DNA, che verrà poi inserita nel DNA dell’ospite, in una specifica posizione, attraverso l’enzima integrasi.

Questo passaggio ulteriore, che li rende sensibili alle mutazioni, fa sì che evolvano più rapidamente di altri virus: questa particolarità rende alcuni di questi virus (come l’HIV =  virus dell’immunodeficienza umana) molto resistenti al trattamento.

Il fatto di inserirsi nel nostro DNA in modo specifico è stato anche sfruttato per la terapia genica, ovvero per inserire delle porzioni di DNA in caso di malattie genetiche.

Questi retrovirus diventano parte integrante del corredo genetico di un individuo, quindi non uccidono la cellula e si riproducono solo quando una cellula si divide, ma nel contempo diventano trasmissibili in linea verticale , ovvero da genitori a figli; presentano anche una trasmissibilità attraverso il latte materno e la saliva. Una volta attivi all’interno della cellula, producono proteine specifiche che causano un danno al corretto funzionamento cellulare e di conseguenza una malattia.

I primi  retrovirus sono stati identificati negli animali, in particolare i virus della leucemia murina (MLV), che sono ritenuti causa di cancro in alcuni topi.

Nel 1970 sono stati riconosciuti i primi 3 retrovirus umani: tra questi l’HTLV (Adult T cell Leukemia Virus) che può causare una forma di leucemia e sindromi infiammatorie e neurologiche. Questo virus è molto stabile geneticamente e si manifesta come malattia solo nel 5% delle persone infettate, mentre il 95% restano asintomatiche.

Nel 1982 viene isolato il virus HIV (retrovirus responsabile dell’AIDS = sindrome di immunodeficienza acquisita) che presenta invece la caratteristica di essere estremamente instabile geneticamente, riuscendo a modificarsi anche nel corso della vita dell’ ospite.

Nel 2006, alcuni scienziati  hanno evidenziato che un tipo di virus della leucemia murina (MLV), chiamato virus della leucemia murina xenotropico (XMRV), può potenzialmente infettare gli esseri umani. E nel 2014 l’FDA afferma che l’XMRV è uno dei virus della leucemia murina (MLV) che sono stati riconosciuti come trasmissibili all’uomo. (FDA 2014).

Gli organi bersaglio di questi retrovirus sono il sistema immunitario e il SNC e le cellule di elezione per la loro latenza sono quelle del sistema immunitario, quindi le terapie che stimolano un aumento del numero di queste cellule, causano un incremento del numero di cellule infette e possono concorrere, attraverso vari meccanismi, al manifestarsi di stati patologici.

PATOGENESI CARATTERISTICA:

-          infiammazione e disturbi della regolazione ormonale e dell’interferone

-          elevata produzione di ROS/RNS (radicali liberi)

-          immunodeficienza

Nelle fasi iniziali, possono essere impiegate terapie che inibiscono gli enzimi che sostengono il loro ciclo vitale (trascrittasi inversa e integrasi) impedendo così il loro diffondersi, mentre dal momento che il virus si è sistemato nel DNA non è più possibile intervenire in modo radicale.

Come si è visto chiaramente nel caso dell’AIDS, nelle sindromi che coinvolgono il sistema immunitario, è interessante osservare che non abbiamo mai la presenza di un singolo virus, ma si ritrovano sempre altri virus opportunisti (come gli Herpes Virus, i Citomegalovirus, Epstein Barr Virus, i virus dell’epatite) che possono risvegliarsi e causare le patologia correlate. Per esempio, il Sarcoma di Kaposi (causato dal virus HHV-8), forma tumorale caratteristica in passato degli uomini anziani del sud Italia, è diventato estremamente frequente nei pazienti siero positivi per l’AIDS. Quindi si tratta sempre di infezioni contemporanee sostenute da più agenti infettivi.

Si è riconosciuto, inoltre, una tendenza ad una notevole latenza di questi virus prima della manifestazione della malattia, (variabile dai 2 anni nelle aree povere del Brasile, ai 20 anni in alcune aree benestanti del Giappone) in relazione alle condizioni socio economiche e ambientali. Quindi si può notare una correlazione con fattori quali lo stile di vita, l’alimentazione, gli stress ambientali (inquinamento ecc.).

Nel genoma umano, troviamo il 15% di retrovirus endogeni, che si sono inseriti  nel corso della storia umana e che vengono mantenuti silenti (Non Replication Competent retrovirus) cioè non in grado di produrre particelle infettive, da un sistema immunitario efficiente.

Questo fenomeno è presente anche negli animali e ciò riveste una notevole importanza in quanto questi retrovirus si possono spostare da una specie ad un’altra, e acquisire in questo passaggio una virulenza imprevista, o viceversa. Questo meccanismo veniva sfruttato proprio per attenuare la virulenza di particolari virus con lo scopo di produrre dei vaccini: uno dei tessuti più utilizzati era il cervello di topo.

Oppure possono ricombinarsi con retrovirus endogeni di un’altra specie, dando origine a nuovi virus.

Come è nata la correlazione tra l’XMRV e la sindrome da stanchezza cronica e l’autismo?                 In letteratura sono riportati i primi casi di sindrome da stanchezza cronica (CFS) nel 1934-35, presso il County Hospital di Los Angeles, durante un’epidemia di poliomielite, riguardanti 198 tra medici e personale infermieristico. Prima di allora, la CFS non era mai stata descritta. E’ una patologia invalidante, non ancora riconosciuta dal SSN italiano, chiamata anche encefalomielite mialgica, caratterizzata da dolori migranti a tutto l’apparato muscolo-scheletrico, un’intensa stanchezza con una notevole difficoltà nel recupero dopo  uno sforzo mentale o fisico e da una riduzione dell’efficienza del sistema immunitario: presenta delle caratteristiche comuni con l’AIDS.
A questo personale sanitario era stato somministrato il vaccino antipolio Brodie per protezione durante l’epidemia. Ciò potrebbe dare una spiegazione al fatto che la sindrome si fosse manifestata tra il personale medico sano e non tra i più vulnerabili pazienti. Inoltre risulta che siano state loro offerte cifre astronomiche, per quei tempi, affinché non parlassero di quanto era loro accaduto.

Riguardo l’autismo, invece, il primo caso risulta un bambino nato nel 1931, sei mesi dopo che era stato sviluppato il vaccino contro la febbre gialla, da parte dell’istituto Rockefeller, utilizzando tessuto di cervello di topo come terreno di crescita per il virus. I primi casi si sono verificati in genere in bambini di genitori con un background medico o comunque scientifico.

Sappiamo che la preparazione di questi vaccini richiedeva il passaggio attraverso il tessuto di topo e possiamo quindi ipotizzare che si siano riattivati virus endogeni con un conseguente processo di ricombinazione genetica. Questa eventualità era già stata intuita nel 1953, quando durante un incontro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità era stato affermato che “due evidenti obiezioni sorgono all’uso di questo vaccino: 1 – a causa del fatto che il tessuto cerebrale murino impiegato possa essere contaminato da virus patogeni per l’uomo benché latenti nel topo o possa essere la causa di encefalite demielinizzante e 2 – che, a causa di proprietà antigeniche e neurotrope, possa provocare serie reazioni a livello del sistema nervoso centrale (SNC)”.

Da allora c’è stato un incremento continuo dei casi di entrambe queste sindromi fino ad arrivare al giorno d’oggi, a percentuali molto elevate in riferimento al periodo molto breve trascorso dalla loro prima apparizione.

Nel 1991 abbiamo la prima evidenza della presenza di retrovirus nei malati di sindrome da stanchezza cronica e nel 2009 abbiamo il primo isolamento dall’uomo di un virus xenotropico della leucemia murina (XMRV) infettivo: si evidenzia anche che  questo XMRV è diverso dai retrovirus trovati nei topi, escludendo quindi l’ipotesi di una contaminazione da laboratorio.

A conferma di ciò, l’XMRV viene trovato con maggiore frequenza in pazienti con mutazioni (tipo il deficit dell’enzima RNASEL, caratteristico della difesa antivirale) o con difetti nelle difese immunitarie.

Nel novembre 2014, ricercatori dell’FDA, del National Health Institute e della scuola medica di Harvard, hanno pubblicato uno studio che esamina la presenza di virus della leucemia murina (MLV) nel sangue ottenuto da due gruppi di donatori: pazienti con diagnosi di sindrome da stanchezza cronica e donatori di sangue sani.
Questo studio conferma una ricerca precedente [Lombardi et al. Science October 23, 2009 326: 585] che aveva mostrato la presenza di XMRV (virus della leucemia murina xeno tropico), una variante genetica di virus tipo MLV, nel sangue di pazienti con CFS. Lo studio dimostra una forte associazione tra una diagnosi di sindrome da stanchezza cronica e la presenza nel sangue della sequenza genica di virus tipo MLV, mentre la riscontra in un numero modesto di donatori sani. Anche se l’associazione statistica è evidente, questo studi NON provano che questi retrovirus siano la causa della sindrome da stanchezza cronica. Varie sequenze geniche, simili a quelle del XMRV, recentemente scoperto, sono state identificate in campioni provenienti da 32 su 37 pazienti con sindrome da stanchezza cronica (86,5%) e solo in 3 su 44 (6,8%) donatori di sangue sani.

Infezioni virali e sindromi infiammatorie
Come abbiamo visto, c’è un collegamento tra queste infezioni virali, e patologie su base infiammatoria del SNC. Si ipotizza che le cellule della microglia (con attività di macrofagi, derivate dal sistema immunitario) che sono deputate alla prima difesa delle cellule nervose, in presenza di una stimolo aggressivo, si modifichino e producano notevoli quantità di sostanze pro-infiammatorie, provocando stati patologici del SNC, situazione che ritroviamo frequentemente nelle malattie cronico-degenerative, quali Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, SLA, autismo e demenza ecc.. Da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Rochester è emerso che la plasticità del cervello, ossia la sua capacità di ristrutturare le connessioni fra i neuroni, dipende in modo essenziale dall’azione delle cellule della microglia, le cellule immunitarie che proteggono il cervello dalle infezioni e distruggono le cellule morte in seguito a una lesione. Fino a poco tempo fa si riteneva che il ricablaggio dei circuiti cerebrali fosse gestito esclusivamente dai neuroni, ma più di recente sono emersi dati che indicano un coinvolgimento anche della microglia.

Infezioni concomitanti, virus riattivati, OGM (possibile veicolo di proteine alterate), suscettibilità genetica, eccesso di sostanze tossiche nel corpo, possono creare la tempesta perfetta e portare all’attivazione della microglia. Non dobbiamo dimenticare che anche le proteine che avvolgono questi virus possono presentare una loro tossicità.

Vaccini
Avendo evidenziato il ruolo che l’insieme di diversi fattori “stressanti” ha sull’omeostasi dell’organismo umano, a conclusione riassumiamo l’importanza che possono aver avuto i vaccini nell’aumento delle patologie cronico degenerative che si evidenzia al giorno d’oggi.
1) Nella manipolazione di microrganismi per la produzione di nuovi vaccini, possono essere riattivati/creati nuovi virus.
2) Possono diventare veicolo essi stessi di retrovirus.
3) Apportano sostanze tossiche come mercurio, alluminio, formaldeide ecc.., che a loro volta affaticano e indeboliscono le difese dell’organismo.
4) Impegnano e “distolgono” il sistema immunitario lasciando senza controllo i retrovirus endogeni.
5) Moltiplicano le cellule immunitarie eventualmente già infettate.
6) Possono raggiungere il SNC attraverso una barriera emato-encefalica alterata o, ancora più facilmente, attraverso il sistema linfatico, attivando le cellule della microglia.

Ricordando che la terapia vaccinale viene iniziata nei primissimi mesi di vita, quando non abbiamo ancora un sistema immunitario ed emuntorio efficienti, possiamo immaginare come le capacità difensive dell’organismo umano vengano messe duramente alla prova o come, in presenza di altri fattori predisponenti, come quelli già segnalati, si possa facilmente manifestare una gamma di patologie, a distanza anche di molti anni, classificate oggi come di causa non nota.

Stranamente, in questo contesto, le autorità sanitarie della maggior parte dei paesi, non applicano il principio di precauzione né finanziano, come sembrerebbe logico (date le devastanti implicazioni che si possono avere sul genere umano dalla diffusioni di infezioni difficilmente controllabili e curabili), ampi studi scientifici indipendenti, che aiutino ad avere certezze sull’innocuità delle terapie utilizzate quotidianamente su larga scala, come le trasfusioni e le vaccinazioni.

Per la bibliografia, faccio riferimento a quella pubblicata nel testo originale Plague.

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