E se avessimo sbagliato nemico?

Nel nostro pensiero comune, i batteri sono ancora vissuti come dei nemici da combattere, da cui difenderci e da cui isolarci il più possibile.

Ma dimentichiamo che il nostro organismo è in realtà come una fattoria in cui convivono, oltre all’uomo, molti animali, ognuno con il suo scopo.

Nel nostro corpo vivono almeno 10.000 specie di batteri per un peso di circa 1.360 grammi, di cui la maggior parte alberga nell’apparato digerente, altri sulla pelle, nella vagina, nella bocca e nel naso.

Un bimbo nasce privo di batteri, ma quando attraversa il canale del parto inizia ad essere colonizzato: se ciò non avvenisse l’essere umano sarebbe esposto ad un grande numero di malattie non solo infettive ma anche metaboliche. Alcuni recenti studi ipotizzano che i batteri possano persino modificare  la chimica cerebrale, incidendo su stati d’animo e comportamenti.

Ma si sono scoperte anche altre particolarità: per esempio l’helicobacter pylori, in alcune fasi della vita è necessario (si è riconosciuto un collegamento tra l’assenza di helicobacter nei bambini e l’insorgenza dell’asma) mentre in altre fasi può essere ritenuto responsabile dell’insorgenza di gastriti ed ulcere gastriche! Inoltre la sua presenza è in stretto rapporto con la produzione di due ormoni gastrici che regolano la sensazione di appetito e di sazietà.

Date queste premesse, dobbiamo ora interrogarci sull’effetto che può avere una terapia antibiotica su questo vitale ecosistema: sappiamo che possono interferire in modo drastico e produrre danni collaterali di cui solo oggi siamo in grado di valutare la portata. Per esempio

negli animali anche dosi minime di antibiotici sono sufficienti a ridurre la capacità di questi animali di metabolizzare le sostanze nutritive in modo equilibrato: il risultato è un notevole aumento del grasso corporeo e del peso complessivo.

I ricercatori hanno anche potuto suddividere la popolazione umana in base alle specie batteriche dominanti all’interno dell’intestino: ogni individuo appartiene ad una di tre categorie, chiamate enterotipi.

Allora la soluzione è assumere probiotici in abbondanza?

No, la soluzione non è così semplice, perché esistono evidenze che determinati probiotici favorevoli in una situazione o fase della vita possono essere controindicati in un’altra.

Tratto da Internazionale N° 994, Michael Specter, “I batteri siamo noi”

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